Questo itinerario permette di conoscere alcuni luoghi di Torino legati alla storia dell’assistenza e della reclusione, mettendo in evidenza il tema dell’immigrazione femminile tra Ottocento e Novecento.
Molte donne immigrate, provenienti dalle campagne o da contesti poveri, arrivavano in città in cerca di lavoro, ma spesso si trovavano in condizioni di forte difficoltà. Per sopravvivere erano costrette ad accettare lavori mal pagati oppure a vivere di mendicità o prostituzione. Per questo venivano considerate “pericolanti” ed erano facilmente sottoposte a controllo sociale o rinchiuse in strutture di reclusione.
Alcune figure, come Giulia di Barolo, cercarono di migliorare la situazione, intervenendo per rendere più umane le condizioni di vita delle detenute e promuovendo forme di assistenza e reinserimento. Tuttavia, molte istituzioni dell’epoca, come carceri, manicomi e opere pie, avevano soprattutto la funzione di controllare e isolare queste donne, più che favorire una vera integrazione.
Con il tempo, questi luoghi si sono trasformati e oggi non rappresentano più spazi di reclusione e controllo sociale. Resta però una domanda: il modo in cui oggi affrontiamo la marginalità e l’immigrazione è davvero così diverso da quello del passato?
Di seguito gli audio relativi ai siti che compongono l’itinerario: