
Sorta nel 1882 nel cuore di Porta Palazzo con il nome di “Aurora” e intitolata al poeta Giuseppe Parini nel 1911, è una delle scuole elementari che più riflettono le trasformazioni della città di Torino dovute a crescita demografica e flussi migratori e che in più occasioni, nella sua storia, è stata un laboratorio del cambiamento.
La sua costruzione, un esempio di “scuola isolato” fra corso Giulio Cesare, corso Brescia e via Chivasso, si inserisce nella politica organica di edilizia scolastica avviata nel 1880 dal Comune che, nei successivi vent’anni, a fronte della crescita del numero degli iscritti (dai 13.386 nel 1877 ai quasi 24.000 nel 1897) avrebbe edificato 18 nuovi edifici scolastici utilizzando i fondi della neonata Cassa depositi e prestiti [1]. L’”Aurora” è il primo ad avere una capacità di ben 45 aule e, dopo aver partecipato all’esperimento dei “Ricreatori festivi” per accogliere gli alunni nei giorni di festa, nel 1896 è anche il primo istituto torinese a inaugurare la refezione scolastica sulla base delle nuove consapevolezze del pensiero pedagogico del tempo riguardo ai bisogni alimentari dei bambini. Il Patronato scolastico, fondato a Torino l’anno dopo, si sarebbe fatto carico tra le altre cose dell’acquisto di derrate alimentari per le scuole comunali [2].
Per alleggerire la pressione del numero crescente di iscrizioni, che rende necessario affittare due locali privati in corso Vercelli, a inizio Novecento vengono edificate le elementari “Pestalozzi” [3] e “Gabelli” nelle limitrofe borgate Montebianco e Monterosa, oggi parte della barriera di Milano.
In un quadro complessivo di drastica riduzione dell’analfabetismo, soprattutto in confronto al contesto nazionale [4], è ancora l’attuale “Parini”, presto imitata da altre scuole torinesi, ad ospitare nel 1900 la prima esperienza di “Classi speciali per fanciulli deficienti” [5], destinata in particolare ai piccoli ripetenti il cui numero, secondo testimonianze dell’epoca, nelle classi prime sfiora i due terzi degli alunni.
Negli anni Venti la popolazione torinese cresce di circa 10.000 unità all’anno (dai 500.000 abitanti del 1920 si passerà ai 700.000 del 1939), grazie agli immigrati in cerca di lavoro provenienti dalla provincia e dal resto dell’Italia del nord [6], e la “Parini” diventa anche sede di corsi di avviamento professionale di tipo industriale, dove gli alunni, oltre a lavorare il legno e i metalli, si esercitano nella lavorazione del ferro battuto.
Pesantemente danneggiata dai bombardamenti del luglio 1943, nel secondo dopoguerra la “Parini” vive appieno i rapidi cambiamenti che fanno di Torino un grande centro industriale la cui capacità attrattiva porta migliaia di uomini e donne, provenienti principalmente dal sud Italia, a prendere il “Treno del sole” per trasferirsi nella nuova capitale dell’auto. La popolazione passa dai 753.000 abitanti del 1953 al 1.114.000 del 1960, trasformando Torino in “una città meridionale di dimensioni paragonabili a Palermo” con il saldo migratorio più elevato di tutte le città italiane [7].
Le scuole delle aree più interessate dal fenomeno migratorio sono in prima linea nell’affrontare i problemi di un’integrazione caotica e problematica e la diffusa fame di aule: nonostante fra il 1960 e il 1970 vengano costruite o ampliate 79 scuole fra elementari e medie, ogni spazio, anche il più angusto, è trasformato in aule, che arrivano a contenere 40-45 alunni. C’è chi sacrifica la sala medica o la sala di lettura; la “Parini” rinuncia alla sala cinematografica e, insieme ad altre scuole elementari e secondarie cittadine, avvia l’a.s. 1964-65 organizzando i doppi turni, ma anche corsi popolari per l’insegnamento dell’italiano agli adulti.
In un clima di malcontento e di lamentele generali cresce l’insofferenza sociale verso gli immigrati dal sud, spesso amplificata dagli organi si stampa che sottolineano come la città che aveva sconfitto l’analfabetismo ora conti nuovamente 40.000 abitanti incapaci di leggere e di scrivere [8]. Molti bambini del sud, sradicati dal paese d’origine con comprensibili difficoltà di inserimento in un contesto sociale del tutto nuovo quando non ostile, confluiscono nelle classi differenziali per gli alunni “disadattati scolastici”, presenti in quasi tutte le scuole a seguito della legge n. 1859 del 31 dicembre 1962 che istituisce la scuola media unica obbligatoria fino alla licenza media. Presenti in quasi tutte le scuole, le classi differenziali saranno abolite nel 1977 con la nascita della figura dell’insegnante di sostegno per favorire la piena integrazione nel gruppo classe.
Nel mutato contesto sociale degli ultimi decenni del Novecento, con la forte presenza di immigrati stranieri, che va a colmare solo in parte la sempre più evidente contrazione demografica di Torino, la “Parini” è capofila nella sperimentazione di nuove forme di educazione e formazione degli adulti che vede nascere in tutta Italia associazioni di insegnanti attive sul territorio. L’ispirazione originaria viene dai corsi delle 150 ore che, ottenuti contrattualmente dai lavoratori metalmeccanici come diritto allo studio con permessi retribuiti nel 1973, diventano ben presto un fenomeno generalizzato, offrendo non solo agli operai, ma anche a migliaia di disoccupati, casalinghe, lavoratori in nero e poi stranieri, un veicolo di crescita culturale, sociale e politica oltreché la possibilità di conseguire il titolo di scuola media e successivi miglioramenti sul piano lavorativo. Le sperimentazioni degli anni ‘80 nascono dall’esigenza di innovare i corsi 150 ore per rispondere ai bisogni degli immigrati e dei soggetti a rischio di marginalità sociale, partendo dal riconoscimento della specificità dell’educazione degli adulti e dalla necessità di fondarla su rimotivazione e apprendimento individualizzato [9].
Nel 1988, con l’arrivo di molti studenti cinesi e marocchini, arriva anche l’approvazione ministeriale della “sperimentazione strutturale” che unifica più corsi di alfabetizzazione (affidati a insegnanti elementari) per permettere diversificazione di livello e orario. La sede scelta nella città è la “Parini” con sei insegnanti alfabetizzatori che vi operano. L’anno dopo vi confluiscono anche i corsi di scuola media e la collaborazione e interscambiabilità fra insegnanti dei due ordini scolastici è totale. Nella cornice di Porta Palazzo, “storicamente un luogo delle migrazioni e della mobilità umana” nasce così il “modello Parini”: la scuola che aveva visto già le migrazioni interne e “che aveva nel suo DNA anche questa vocazione [10] diventa il polo per stranieri Parini di Torino col sostegno del provveditorato agli studi e del Comune. Vengono definiti gli obiettivi socioculturali dei corsi, denominati ufficialmente “corsi di lingua e cultura italiana”, organizzati per gruppi di livello e articolati in aree comprendenti, oltre la lingua italiana, l’interculturalità, l’orientamento sociale e la matematica nei suoi legami con la vita pratica. La dimensione istituzionale, con l’acquisizione del diploma di terza media, è molto importante così come “il collegamento con il territorio, con l’extra-scuola, quindi la dimensione dell’orientamento nel mondo” [11].
La fine della sperimentazione, nel 1997, coincide con l’ordinanza n. 455 che consente all’educazione degli adulti di essere declinata in modo diverso a seconda delle necessità e istituisce i Ctp (Centri territoriali permanenti). Recependo il modello Parini, il Comune di Torino distacca in ogni Ctp un insegnante comunale che si occupa dell’accoglienza dei minori; la Parini conta 150 minori albanesi iscritti. Il passo successivo avviene nel 2012 con la trasformazione dei Ctp in Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) che sono inseriti nel sistema dell’autonomia scolastica, hanno luoghi dedicati, con dirigenti e organici propri, e ripropongono un impianto fondato sull’istruzione con discipline che ricalcano quelle della scuola media [12]. Nel giugno 2025 la “Parini” ha inaugurato il proprio museo scolastico, come parte del progetto del Comune di Torino di promuovere la nascita di musei storici in tutte le ex scuola municipali della città, ma già nel 1905 una relazione del direttore generale delle scuole comunali al sindaco Frola elogiava il museo dell’allora scuola “Aurora” come il più ricco delle scuole urbane, contenendo “tra le altre cose la storia oggettiva di parecchie industrie di Torino e del Piemonte” [13].
Sitografia
[1] Per molti riferimenti sulla Scuola elementare Giuseppe Parini
https://www.museotorino.it/view/s/7f52d17e2fc44b7888de19c7b556d4c2
Sul tema dell’Edilizia scolastica
https://www.museotorino.it/view/s/637e44460c51400eabc9aed1a944f4ee
[2] La nascita della refezione scolastica
https://www.museotorino.it/view/s/758ba13cc020453d8b75a7a75c9f2916
[3] Prima scuola del Borgo Barriera di Milano, di cui inizialmente porta il nome, fu costruita nel 1904 “per far fronte alle richieste della popolazione che era costretta a mandare i propri ragazzi fino all’Aurora (attuale Parini)”. Per la scheda completa
https://www.museotorino.it/view/s/82e3eea38a824b9f967d0ba4ec92f74d
4] Per un quadro dei notevoli progressi compiuti in questo campo grazie soprattutto all’attenzione
riservata dal Comune all’edilizia scolastica cfr. L’analfabetismo a Torino tra fine Ottocento e inizio
Novecento
https://www.museotorino.it/view/s/879571a52be34ddcaa961f2945ecc126
[5] Scuole speciali e classi differenziali
https://www.museotorino.it/view/s/eda5a4a4b3bc4488ac992cf9adb45a76
[6] La popolazione torinese nel Novecento
https://www.museotorino.it/view/s/6bda950ccfd546e0b4c09fd674102a51
[7] L’immigrazione a Torino dal dopoguerra agli anni Settanta
https://www.museotorino.it/view/s/bdd983a0cb2e4c06912b6539e0d1cee7
L’immigrazione dal meridione
https://www.museotorino.it/view/s/0df7b778d3074393ad2628a8254f32a0
[8] Un esempio significativo è l’articolo Sulla scuola della cintura industriale di Torino si ripercuotono gli angosciosi problemi del sud, «La Stampa» del 31 marzo 1962, citato nella scheda Doppi turni a scuola
https://www.museotorino.it/view/s/b69d17a26ad64e439c5000e4089756ff
[9] Per una ricostruzione esaustiva e coinvolgente dell’intera vicenda si veda Cinquant’anni di 150 ore a Torino e in Piemonte (a cura di Enzo Pappalettera, Lucia Perona), Franco Angeli, 2024, che dedica un capitolo della Parte seconda (Crisi o sperimentazione? Gli anni Ottanta, Novanta e primi Duemila) a interviste a docenti del Gruppo Parini.
[10] Ibidem, p.104
[11] Ibidem, pp. 101-102
[12] “Molto probabilmente il momento realmente involutivo è dato dalla trasformazione dei Ctp in Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) con la regressione da educazione degli adulti alla sola istruzione, l’affermazione di un impianto tutto scolastico, il disconoscimento dell’integrazione tra sistemi (tra primo e secondo grado, con la formazione professionale, con il territorio)”. Ibidem, pp. 10-11. Una posizione molto critica emerge anche dalle interviste degli insegnanti della Parini, protagonisti della stagione straordinaria di sperimentazione e accoglienza degli anni Novanta.
[13] Museo scolastico
https://www.museotorino.it/view/s/db9d60230cbd4f969b1269e2f7ecf010